L’esperto racconta…

L’ESPERTO RACCONTA…

#LASCUOLANONSIFERMA

Le classi della scuola secondaria di primo grado di San Sebastiano si sono riunite su Google Meet martedì 12 maggio per ascoltare l’esperto di storia locale prof. Roberto Cappelletti.

Ancora oggi le vicende di Biagasco hanno qualcosa da raccontarci.

Biagasco è un piccolo centro in Val Staffora, tra Voghera e Varzi dove vennero uccisi, il 31 gennaio 1945, sei giovani partigiani appartenenti alla Brigata Cornaggia, creata dal CNL (Comitato di Liberazione Nazionale) di Voghera per difendere la Repubblica di Varzi, che si era costituita nell’ottobre 1944, e per controllare la bassa Valle Staffora.

Alba Musso, 1^C riporta la testimonianza della sorella del partigiano Lucio Martinelli morto proprio in quella notte: “Mio fratello, dopo essersi salvato dai grandi rastrellamenti dell’autunno del 1944, la notte del 31 gennaio del 1945, venne catturato a Biagasco di Pozzol Groppo, mentre stava curando il commissario partigiano Oscar (Carlo Covini) insieme alla crocerossina Anna Maria Mascherini ed ad altri suoi compagni d’armi: Fulvio Sala, Giovanni Torlasco ed Ermes Alberto Piumati. Immediatamente furono barbaramente fucilati, una vera carneficina.
Fortunatamente dopo pochi mesi, la guerra terminò. Mi ricordo come fosse ieri il 25 aprile, quando udii suonare le campane di tutte le parrocchie, vicino a Chiusani e per me fu come rinascere. Il 3 giugno del 1945 a Voghera, vennero celebrati i solenni funerali di Lucio e degli altri partigiani e fu sepolto nel cimitero di Voghera, nel sacrario dei caduti per la libertà. Nel luogo dove fu assassinato mio fratello e gli altri partigiani, vicino al cimitero di Biagasco di Pozzol Groppo, venne eretto un monumento sacrario e tutti gli anni viene celebrata una funzione religiosa in loro suffragio e le loro gesta sono ricordate con toccanti parole dagli oratori, che si succedono di anno in anno»”.

Il racconto di queste vicende ci ha permesso di riflettere e scrivere le testimonianze delle nostre famiglie.

Mio papà mi ha raccontato che suo nonno Giovanni Lavaselli di Momperone durante la seconda guerra mondiale venne catturato dai soldati fascisti e fatto prigioniero. Il nonno di mio padre con altri giovani del paese di solito si nascondevano nelle cantine dentro le botti del vino. Durante una giornata di bel tempo sono usciti a prendere un po’ di aria e sono stati sorpresi dai soldati fascisti. Per fortuna il nonno riuscì a scappare di prigione e a non essere portato nei campi di sterminio. Purtroppo altre persone non hanno avuto la stessa fortuna.

Anche mio nonno Eraldo Migliora di Vallescura (Brignano Frascata) mi ha raccontato che sua sorella più grande di lui di dieci anni veniva nascosta in una buca del muro nel seminterrato per proteggerla dai soldati fascisti.
Andrea Zelaschi, 1^C

Mio nonno Stefano aveva già fatto il servizio di leva obbligatoria, con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, venne richiamato con destinazione l’isola di Pantelleria.
Durante la permanenza, ad un certo punto l’isola era stata occupata dagli americani, dopo un potente bombardamento serale, il nonno e i suoi commilitoni si erano rifugiati nei bunker, l’isola era stata occupata dagli americani e fatti tutti prigionieri. Erano stati portati in Tunisia, e poi li hanno mandati a New York e dopo in Inghilterra. Qui gli americani avevano chiesto ai prigionieri chi volesse lavorare per loro, il nonno Stefano aveva accettato, così era riuscito ad avere una paga giornaliera.
Federica Zanotti, 1^C

A me una volta mia mamma ha raccontato una storia di un prete che si chiamava Don Sartirana. Un partigiano era andato da lui per chiedergli un posto per stare al sicuro e lui glielo diede.
Un po’ di giorni dopo, questo prete stava camminando e due guardie gli fecero delle domande perché volevano sapere dove si fossero nascosti i partigiani, ma lui non disse niente. Una guardia non si fidava e voleva sparargli, ma l’altro gli disse di non farlo perché era un prete.
Gabriele Quaglia, 1^C

Un giorno mia mamma mi ha raccontato che i suoi nonni sono stati vittime dei tedeschi. Il mio bisnonno faceva il macellaio e a volte stava via da casa per più di due giorni e la mia bisnonna rimaneva in casa da sola con mio zio e, proprio in quei giorni in cui il mio bisnonno era via, arrivarono i tedeschi e derubarono tutta la casa. Il loro vicino di casa decise di sacrificarsi per loro e li fece nascondere in casa sua. Per fortuna, i tedeschi non gli fecero niente e non si accorsero della “scomparsa” della bisnonna e di mio zio. I tedeschi ammazzarono tutte le galline davanti a casa e quando mio nonno tornò dal lavoro e trovò il marciapiede di casa sua pieno di sangue, i capelli da scuri divennero completamente bianchi dallo spavento, senza più un capello nero. Quando entrò in casa, trovò i tedeschi e il suo vicino, senza moglie e figlio, ma poi il vicino gli spiegò tutto e si tranquillizzò.
Quando mia mamma mi ha raccontato questo avvenimento, mi si è alzata le pelle d’oca dalla paura e questo racconto non lo dimenticherò mai.
Chiara Allegrina, 1^C

Mio nonno Stefano, quando c’era la seconda guerra mondiale e anche quando c’era il fascismo, portava cibo e vestiti alle persone in difficoltà e ha rischiato molte volte di essere ucciso.
Ascanio Pasquali, 1^C

Anche io ho una storia da raccontare. Un giorno, mio padre mi ha spiegato che la Cascina Brichetti, una cascina che si trova vicino a casa mia, venne bruciata dai Tedeschi perché le persone che ci abitavano non volevano uscire. Queste persone vennero portate in carcere a Voghera e tra le persone c’era anche mia zia, tutta questa gente stava aspettando di essere deportate in Germania, ma molti di loro si sono salvati.
Subito dopo la guerra, le persone riuscirono a ricostruire tutte le case che erano state bruciate, con tanta fatica.
Marco Abbiati, 1^C

Mi è piaciuto molto ascoltare il parere di un persona che conosce bene i fatti e che ha anche vissuto la guerra. Mi hanno colpito le sue parole quando ha detto: “Mio nonno mi
diceva sempre che sotto il cavallo nella stalla tenevamo nascosti dei partigiani“.
In un certo senso anche noi in questo periodo stiamo vivendo una guerra e quindi capisco come si sentivano le persone di quel tempo.
Mia Cazzulani e Natalia Schiopu, 2^C

Il prof. Capelletti ci ha ricordato un detto comune tra i partigiani: “Meglio una buona ritirata che un pessimo attacco”. Inoltre, ci ha letto un brano tratto dal libro “Noi Partigiani” di Carlo Smuraglia, un importante memoriale, con interviste a partigiani viventi.
Alex Colbu, 2^C

Per noi ragazzi è importante ricordare coloro che hanno combattuto per la nostra libertà, perché è grazie al sacrificio di quei giovani che noi oggi siamo liberi di esprimerci, di affermare le nostre opinioni, di vivere senza imposizioni. La libertà è il dono più grande che i giovani partigiani e le giovani partigiane ci hanno fatto e noi dobbiamo fare il possibile per difenderla.
Filippo Serra, 2^C

 

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